5X1000 a Rose Rosse d’Europa

Per dare il 5 x 1000 a Rose Rosse D’Europa sulla dichiarazione dei
redditi metti

il suo Codice Fiscale 90013320552

L’associazione ROSE ROSSE d’EUROPA nasce a Orvieto il 24 novembre
2006. Il suo scopo principale è quello di perseguire esclusivamente
fini di solidarietà sociale. L’associazione ha lo scopo di promuovere
attività sociali, culturali, artistiche, musicali, formative,
informative, turistiche e ricrehttp:/ative contribuendo in tal modo
alla crescita culturale e civile della collettività all’insegna della
cultura della tolleranza e della solidarietà anche al fine della
promozione di una cultura della cittadinanza europea. In particolare
l’associazione intende promuovere i gemellaggi tra le organizzazioni
che perseguono gli stessi obbiettivi a livello europeo, realizzando
scambi culturali, incontri e diffusione di esperienze di comune
interesse. Iscritta presso il Registro regionale delle associazioni
del volontariato ai senzi della legge regionale 15/94 nel settore
attività culturali ed artistiche al n. 729

https://roserosse.wordpress.com

Cura dei beni comuni ai cittadini: crescono i patti di collaborazione

Da Redattore sociale

Rapporto Labsus 2016: sono 107 le amministrazioni che hanno adottato il Regolamento (che ha superato i confini nazionali ed è stato tradotto in catalano), 500 i patti di collaborazione tra Comuni, cittadini e associazioni. “Il vero tema non è la manutenzione ma la partecipazione”

La cura e manutenzione della darsena di Ravenna; le panchine d’autore contro la violenza sulle donne a Poggibonsi (Siena); la cura del verde pubblico a Grosseto; la spesa sospesa a Cortona (Arezzo); la riqualificazione del Molino di Scodellino a Castelbolognese (Ravenna). Sono alcuni esempi di patti di collaborazione stipulati dai Comuni con cittadini o associazioni per la tutela, la riqualificazione o la rigenerazione di beni comuni, patti a cui è dedicato il Rapporto Labsus 2016. “Sono quasi 500 ma ce ne sono molti di più e sono destinati a diventare migliaia”, spiega Gregorio Arena, presidente di Labsus, il laboratorio di sussidiarietà che, nel 2014, con la collaborazione del Comune di Bologna ha tradotto in un Regolamento comunale per l’amministrazione condivisa il principio di sussidiarietà previsto dall’articolo 118 della Costituzione. Nel febbraio 2014 il Regolamento è stato messo on line a disposizione dei Comuni: finora sono 107 quelli che l’hanno adottato, mentre altri 72 hanno avviato la procedura. “Il cappello è rappresentato dall’articolo 118 della Costituzione che prevede il principio di sussidiarietà, i Regolamenti traducono questo principio e sono tanti perché ogni Comune che l’ha adottato ha modificato, aggiunto, semplificato, migliorato o tolto qualcosa – continua – e poi ci sono i patti che sono concreti e legati alla realtà locale. Sono 500 ma sono destinati a diventare migliaia”. Perché i beni comuni sono gli stessi, ma sono diversi i soggetti, le culture, le situazioni. “Ogni patto è nuovo e diverso perché combina in maniera inedita Comuni, servizi, cittadini, associazioni, migranti – aggiunge – In questo senso i Patti rappresentano un fattore di innovazione e una ricchezza”.

Uno stare insieme che piace alla gente. “Il vero tema dei patti di collaborazione non è la manutenzione ma è la partecipazione, la cittadinanza attiva, la voglia di fare insieme qualcosa di concreto”, afferma il presidente di Labsus. Dal 2014 sono 146 gli incontri a cui ha partecipato in giro per l’Italia, “con gente allegra, che si diverte e che, magari, dopo aver ripulito il parco, si organizza per mangiare qualcosa insieme”, in cui ha incontrato tanti giovani e anche persone anziane, “per queste ultime è un modo per combattere la solitudine, per sentirsi utili mettendo a disposizione le competenze che hanno”. Insomma, l’amministrazione condivisa dei beni comuni è un modo per ricostruire legami di comunità. “Non si tratta di tappare i buchi di un’amministrazione che non ce la fa, ma di stare insieme per migliorare la qualità della vita, è voglia di protagonismo come accade nel volontariato – continua – e poi si risolvono problemi concreti: in molte scuole dove i genitori hanno ridipinto le aule in accordo con i dirigenti scolastici, gli insegnanti mi hanno raccontato che quelle aule rimangono pulite più a lungo perché gli alunni hanno capito che si tratta di una cosa importante e stanno attenti: è educazione civica attraverso i comportamenti”.

“Nel 2017 Labsus continuerà a lavorare sul Regolamento, che è stato anche tradotto in catalano. “A marzo sarò a Barcellona a fare lezione nel corso di formazione sull’amministrazione condivisa organizzato dal Comune spagnolo per i suoi dirigenti – dice Arena – Significa che l’idea della cura della città da parte dei cittadini non è solo italiana, ma è andata oltre i confini nazionali”. Ma soprattutto lavorerà sui Patti di collaborazione, “che sono lo strumento base ma devono essere adottati sulla base del Regolamento, che è l’infrastruttura giuridica”. In Lombardia Labsus sta lavorando, per il secondo anno, grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, al progetto “Costruire comunità, liberare energie” per sperimentare un metodo per rendere permanente nel tempo l’amministrazione condivisa. In particolare, il progetto intende attivare le “guide locali”, cittadini interessati a diventare collettori delle spinte dai territori e a sostenere l’attivazione di persone e gruppi anche in collaborazione con Labsus e prevede i laboratori civici orientati alla redazione di patti di collaborazione e all’emersione delle guide locali che, insieme a tecnici e politici dei Comuni coinvolti saranno protagonisi della Giornata dell’amministrazione condivisa, prevista a marzo 2017.

Bobba: la riforma terzo settore sarà completa entro la primavera

di Gabriella Meroni su Vita

Squadra che vince non si cambia. E così, prendendo alla lettera il motto sportivo, il nuovo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha riconfermato tra gli altri sottosegretari anche Luigi Bobba (Pd), al ministero del Welfare. Una nomina molto attesa dal mondo non profit e decisiva per la positiva conclusione dell’iter di parecchi provvedimenti sociali, tra cui sicuramente la riforma del terzo settore (sei i decreti legislativi da “portare a casa” per completarla), ma anche la manovra antipovertà e alcuni “pezzi” di norme quali i nuovi LEA e l’avviamento al lavoro dei giovani. Vita aveva già fatto il punto con Bobba sull’agenda sociale del precedente governo; oggi è decisamente il momento di rifarlo.

Onorevole Bobba, rieccoci qui. Partiamo dalla riforma del terzo settore: qual è il decreto più vicino al traguardo?

Sicuramente quello sul servizio civile, che ha già passato vaglio di due Commissioni parlamentari. Basterà accogliere le integrazioni e i suggerimenti proposti, portarlo velocemente in Consiglio dei Ministri e vararlo subito, spero entro gennaio. Fatto questo sarà possibile avviare il passaggio al nuovo servizio civile: il 2017 è un anno di transizione da quello nazionale a quello universale, abbiamo risorse sufficienti per consentire a 46mila giovani di vivere questa esperienza, quindi la strada è tracciata.

Rimangono altri cinque testi… Quali sono quelli a buon punto?

I decreti su impresa sociale, reti associative e csv e fondazione Italia Sociale sono pronti, e dopo le ultime verifiche potranno approdare in Consiglio dei ministri e quindi avviarsi all’iter parlamentare.

Tempi?

Spero un mese o poco più. Mi darei almeno un paio di mesi, invece, per gli ultimi due: il decreto sul codice unico del terzo settore e sul 5 per mille, che chiuderanno il cerchio. Quest’ultimo è ancora in gran parte da scrivere, mentre il primo è a buon punto.

Un altro capitolo importante sul quale il governo è atteso è la misura universale di contrasto alla povertà. Come vi muoverete su questo fronte?

Ultimamente sene parla moltissimo, e giustamente: credo che le risorse importanti che porta con sé e l’urgenza del problema a cui risponde richiedano di trovare una strada rapida e appropriata. Abbiamo 1 miliardo e 150 milioni di stanziamento per i 2017, il nostro dovere è investirli tutti e al meglio. L’iter è avviato, il testo è passato in prima lettura alla Camera; io comunque penso che la trasformazione della delega in ddl possa consentire un passaggio più rapido che porti all’approvazione senza bisogno di decreti legislativi. In ogni caso, la volontà del governo è di fare presto e bene.

Veniamo al tema della riforma Irpef, collegata in qualche modo al tema della povertà, soprattutto se si andrà nella direzione, già indicata da Renzi, di introdurre Fattore Famiglia. Lei che ne pensa?

Dal 2007 a oggi il problema della povertà si è spostato dagli anziani alle famiglie con figli minori. Questo è un fatto, e non possiamo ignorarlo, anzi ci indica una strada: intervenire sulle politiche per le famiglie, altrimenti il fenomeno dell’impoverimento continuerà la sua corsa. Il Fattore Famiglia andrebbe in questa direzione, dunque non posso che dirmi favorevole.

Dalle famiglie ai giovani, il suo ministero cosa prevede per contrastare la disoccupazione dei ragazzi?

Tra pochi giorni diffonderemo i nuovi dati 2016 sull’apprendistato formativo, strumento che ha visto una crescita notevole, in alcune regioni come la Lombardia addirittura esponenziale. È un buon segnale: si tratta di una carta da giocare, fino al punto di farla diventare elemento ordinario delle misure di inserimento lavorativo.