Il 16 marzo a Perugia due associazioni umbre hanno promosso un confronto su questione morale e crisi della democrazia – selezione della classe dirigente e futuro dei partiti.
Per dirla con Zabgrebelsky si vuole contribuire a rifondare la politica, fare si che rioccupi il campo.
Il tema è talmente ampio e profondo che diventa rischioso solo evocarlo. Perciò ci limiteremo ad approfondire solo il legame tra la drammatica crisi provocata dal fallimento del neoliberismo e la caduta generalizzata dell’etica pubblica.
In Italia. come in Umbria, la politica recupererà credibilità e accelererà le riforme, se la classe dirigente darà prova dei suoi valori etici; in altri termini, se il vincolo etico ad un progetto politico varrà più di qualunque tattica, di qualunque interesse particolare, di qualunque altra forma politicante o politichese che ha relegato i partiti in una sostanziale autoreferenzialità. Le politiche su lavoro e sviluppo saranno cartine di tornasole di questa volontà
Alcuni giorni fa a Terni il presidente degli industriali umbri Bernardini, intervenendo in una iniziativa con Cesare Damiano, ha lanciato un grido di allarme sul progressivo scivolamento verso sud della nostra regione. Non si riferiva solo agli indicatori socio economici ma al deterioramento di quell’enorme capitale sociale dell’Umbria rappresentato dall’”attaccamento al lavoro”. Il presidente di Confindustria lega questa tendenza a due elementi principali: i processi di deindustrializzazione e i tempi biblici delle istituzioni e della politica. Questa analisi va presa molto sul serio, perché coglie elementi fondamentali dell’attuale fase. Infatti è chiaro che per uscire dalla crisi bisogna lavorare di più, ma questo obiettivo si può perseguire in modi completamente opposti. C’è chi vuole spazzare via la “civiltà del lavoro” e ha fatto dell’Europa la parte più vivibile del Pianeta, e chi invece vuole valorizzare il lavoro, chi lo crea, chi lo realizza e chi lo assiste. Ridurre tutta questa discussione all’articolo 18 è ridicolo. La tutela collettiva del lavoro è una conquista civile che vale per tutti. La principale priorità è quella di mettere in condizione chi lavora di poterlo fare senza dover compiere le sette fatiche di Ercole: con lo Stato, con le amministrazioni locali, con le banche, con il sistema formativo, con l’università, con le infrastrutture, con il sistema di tutela della salute e dell’ambiente. Le ricette neoliberiste del meno stato più mercato hanno fallito miseramente e gettato le basi per la degenerazione etica attuale. Il sistema così com’è non funziona, non può scaricarsi tutto sul lavoro e sulla produzione. La presidente Marini ci sta coraggiosamente provando a fare la mossa del cavallo. Tagliando sprechi, combattendo gli interessi corporativi e speculativi. Costruire intorno a questo sforzo un patto dei produttori è la migliore risposta alla questione morale umbra. Le riforme sono la migliore risposta. Tutto il resto è una pasta di strumentalità politiche che non serve ai cittadini umbri.
Valentino Filippetti
Presidente associazione Rose Rosse d’Europa










Aprile On Line
Associazione Rose Rosse D’Europa
Celda con vistas – Es
Delegazione Italiana PSE
ECOSY
Juventudes Socialistas de Espana
L’Unità
Partito Socialista Europeo
Your Space EuropeanSocialist


