L’approvazione del decreto legge governativo che impedisce ai sanitari di Udine di esercitare secondo scienza e coscienza la loro professione, in aggiunta al disegno di legge che in contrasto con una deontologia plurimillenaria obbliga i medici a denunciare gli immigrati che si rivolgano loro per essere curati, apre una pagina nuova nella storia italiana.
Nel primo caso si vuole intervenire con una legge d’urgenza sul diritto al rifiuto delle cure sancito dall’articolo 32 della Costituzione, nei confronti di una persona da 17 anni in coma dichiarato irreversibile secondo le procedure convenute dalla comunità scientifica, il secondo priva del diritto alla salute, sancito dalla Carta dell’Onu, quegli esseri umani che saranno esposti al dilemma se curarsi ed essere rinviati al paese da cui sono fuoriusciti per sfuggire al degrado, o rimanere clandestinamente in Italia rinunciando in caso di bisogno a cure che non potrebbero avere dove sono nati.
L’Umbria è la terra che ha espresso nel corso di una lunga storia personalità come Benedetto e Francesco, che hanno portato nel mondo la cultura dell’amore e della fratellanza.
L’Umbria è la terra di Aldo Capitini.
L’Umbria è la regione nei cui servizi sanitari trovano ricovero migliaia di persone da tutt’Italia per un’assistenza qualificata sul piano medico ed umano.
L’Umbria è la regione le cui università formano ogni anno migliaia di studenti di tutto il mondo.
Noi, cittadini dell’Umbria, insorgiamo contro questi provvedimenti che se portati ad effetto allineeranno l’Italia, patria del diritto fin dall’epoca romana, all’Afghanistan dei talebani, ed invitiamo le forze politiche e sociali perugine ed umbre a unirsi nella protesta.
Ci stringiamo intorno al presidente Napolitano, baluardo come sempre della legalità repubblicana.



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