Archivi delle etichette: stefano fassina

CRISI: FASSINA (PD), GRILLO SU EURO? PAROLE IRRESPONSABILI

“Le parole di Grillo sull’euro, irresponsabili o inconsapevoli, fanno danni seri ai lavoratori, alle imprese a tutti gli Italiani. Prospettare un euro di serie B per i paesi periferici dell’Europa vuol dire condannare l’Italia ad una devastante e lunga recessione, valanga di licenziamenti e chiusure di imprese”: cosi’ Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd.
“Un euro di serie B – aggiunge – equivale ad una pesante svalutazione della nostra moneta, quindi l’impossibilita’ di pagare il debito pubblico, dato che oltre la meta’ e’ in mani non italiane. Quindi, fallimento dello Stato e conseguente impossibilita’ di pagare stipendi e pensioni, impennata dei tassi di interesse per famiglie ed imprese, con inevitabile collasso dell’economia reale, ossia imprese e lavoro. La demagogia di Grillo e’ in grado di raccogliere la sfiducia e la comprensibile protesta di una parte degli elettori italiani. Ma la sua campagna elettorale permanente da politicante di mestiere in una fase cosi’ delicata per l’economia – conclude – distrugge le possibilita’ di futuro positivo per il nostro Paese e, in particolare, per le generazioni piu’ giovani”. (ANSA, 24.05.2012).

Stefano Fassina sui fatti di Siena

I risultati delle elezioni amministrative indicano una netta affermazione del Pd. Al tempo stesso, segnalano che abbiamo chiuso la Seconda Reppublica. Alla politica, si chiede cambiamento. Noi dobbiamo offrire una prospettiva di cambiamento progressivo e rafforzare il nostro impegno. A tal fine, dobbiamo sostenere l’innovazione messa in campo a Siena dal sindaco Franco Ceccuzzi ed espellere chi nel Pd vota contro la sua operazione di risanamento morale e finanziario. Dobbiamo intervenire sulle forme degenerative della vita interna del Pd, come quelle candidamente dichiarate dal sen Enzo Bianco (con un’intervista a Repubblica e una lettera al Corriere) nei giorni scorsi. Il sen Bianco conferma che ha ricevuto finanziamenti dall’ex tesoriere della Margherita ma si giustifica dicendo che li ha legittimamente, secondo lui, utilizzati per fare il capo di una corrente del Pd. Sul piano giudiziario non discuto, sul piano politico è patologico. E’ una degerazione che va combattuta perchè il Pd non può essere un cartello elettorale di correnti.

“La salvezza dell`Italia e dell`Ue è nelle mani dei progressisti”- di Stefano Fassina

 

Il collasso del governo conservatore in Olanda, pasdaran della Merkel. La vittoria del “vetero socialista” Hollande a Parigi. Il successo dell’oldlaburista Ed Miliband alle elezioni amministrative nel Regno Unito. Il drammatico messaggio da Atene. La netta affermazione della “keynesiana” Kraft alla guida della Spd nel Nord-Reno Westfalia. Che vuol dire?

Vuol dire che la linea di politica economica imposta nell’Unione europea dai conservatori, tedeschi in primis, e condivisa da larga parte delle tecnocrazie di Bruxelles e Francoforte, è sbagliata. Vuol dire, come previsto, che l’Unione europea e, soprattutto l’area euro, è sempre più avvitata in una spirale di recessione-aumento della disoccupazione-instabilità di finanza pubblica. Vuol dire che non possiamo uscire dal tunnel attraverso il pareggio di bilancio, il controllo dell’inflazione e le mitiche riforme strutturali. Vuol dire che è necessario il sostegno alla domanda aggregata per innalzare il livello dell’attività produttiva ed orientarlo verso lo sviluppo sostenibile e i beni comuni e di cittadinanza: Keynes e Schumpeter insieme, anzi Keynes al servizio di Schumpeter. Vuol dire, infine, che l’assenza di prospettive porta anche all’espansione delle forze regressive sul terreno della democrazia, ma si rivolge principalmente a chi è in grado di offrire una credibile proposta di governo alternativa alla linea mercantilista attuata mediante la svalutazione del lavoro.

Dopo l’affidamento esclusivo alle riforme strutturali e il tentato blitz sulle regole per i licenziamenti al fine di inseguire l’impossibile via della “svalutazione interna”, imposta dalla Merkel e giustificata sul piano economico dalla Commissione Barroso, dalla BCE e, ancora una volta, l’altro ieri da una deprimente nota conclusiva della missione a Roma del Fondo Monetario Internazionale, anche Monti si è convinto che il problema non è dal lato dell’offerta, ma dal lato della domanda. Propone la golden ruleper allentare la morsa dell’austerità distruttiva, in sintonia con l’emendamento presentato al Patto di Stabilità dai Socialisti e Democratici al Parlamento europeo su iniziativa di Roberto Gualtieri. È un passo avanti significativo, dovuto ai dati drammatici dell’economia reale e ai rapporti di forza maturati sul campo politico. Ora, si deve andare avanti, in coordinamento stretto con il Presidente francese e i leader realisti europei.

Nell’area euro, va perseguita l’agenda della Dichiarazione di Parigi discussa da Gabriel, Hollande e Bersani il 17 Marzo scorso e confermata martedì dai leader della Spd in occasione della visita di Hollande a Berlino: mutualizzazione dei debiti sovrani (“redemption fund“), piano europeo per il lavoro, investimenti finanziati da project bonds e tassa sulle transazioni finanziarie, regolazione e vigilanza europea dei mercati finanziari, agenzia “pubblica” europea per il rating, coordinamento delle politiche retributive. L’emergenza, però, è la salvezza della Grecia. Una comunità di uomini e donne sull’orlo di una involuzione economica e democratica dopo lo sciagurato governo conservatore dal 2005 al 2009 e la medicina sbagliata, per principi attivi e per dosi, somministrata, su prescrizione Merkel-Sarkozy, da Commissione europea, Bce e FMI. Le parole della Cancelliera tedesca e del neo-presidente francese Martedì a Berlino e la contestuale posizione di Mario Draghi aprono uno spiraglio di speranza.

In Italia, è stato irresponsabile da parte del Governo Berlusconi-Tremonti-Lega fissare, unico caso nella Ue, il pareggio del bilancio prima al 2014 e poi al 2013 nel contesto di una violenta recessione. Un’irresponsabilità accompagnata da subalternità e conformismo culturale di tanti autorevoli commentatori, anche di background progressista, al mantra del rigore senza se e senza ma e dei tagli brutali alla spesa pubblica, presentati come positivi o irrilevanti per l’economia reale e per le condizioni di vita delle persone. I dati sul Pil 2012 confermano che gli obiettivi di finanza pubblica per l’anno in corso e per il prossimo sono irraggiungibili. Insistere a avvicinarli implica stringere ancora di più il cappio a imprese e lavoratori. Invece, come la Spagna, in una recessione meno severa della nostra e con impegni di bilancio meno irrealistici di noi, dobbiamo rinegoziare i nostri obiettivi con la Commissione europea. Per cancellare il previsto aumento dell’Iva. Per applicare subito la golden rule per gli investimenti immediatamente cantierabili dei Comuni. Per utilizzare le risorse recuperate dalla spending review su scuola pubblica e fondo per le politiche sociali. L’alternativa non è tra austerità e lassismo. L’austerità non è una variabile binaria: c’e o non c’è. La dimensione degli interventi di austerità ne determina l’efficacia. Da mesi, gli spread salgono per l’assenza di prospettive di ripresa non per l’andamento minaccioso della spesa pubblica. L’alternativa, allora, riguarda la strada per raggiungere obiettivi possibili: ulteriore distruzione di base produttiva o recessione meno severa. Dobbiamo arrivare al 50% di disoccupazione giovanile per svoltare verso il buon senso? I danni causati in Grecia dall’austerità cieca non insegnano nulla?

L’oggi è legato al domani. I risultati elettorali in Italia hanno resettato il discorso sulle alleanze. Quanti fino a ieri proponevano il Governo Monti e il centrismo come orizzonte del Pd, oggi spiegano con disinvolta incoerenza il valore di un’alleanza incentrata sul perno progressista. Tuttavia, il discorso, sebbene riorientato, continua ad essere politicista. Rimane assente dalla proposta politica il programma fondamentale, la visione, per l’Italia e per l’area euro. L’agenda dell’alleanza tra progressisti e moderati prevede l’attuazione delle lettere arrivate nell’estate scorsa da Francoforte e Bruxelles, come continuano a sostenere i partiti del Terzo Polo? Oppure, l’agenda è imperniata sulla Dichiarazione di Parigi?

Il Pd ha grandi responsabilità per il futuro dell’Italia. Dobbiamo costruire un’alleanza larga, innanzitutto fuori dal Palazzo, con le forze della società, del lavoro e della cultura. Ma, possiamo essere credibili in quanto indichiamo il nostro baricentro, non il recinto, culturale e sociale: l’europeismo progressista, il neo-umanesimo laburista, alternativo al liberismo; il lavoro subordinato, in tutte le forme (contratti precari, partite Iva, attività autonome in monocommittenza). La riproposizione del Pd come forza subalterna e contenitore indifferenziato e generalista di qualunque interesse sociale porta al trionfo le soluzioni regressive. Oramai, una corrispondenza biunivoca è evidente sul terreno politico: nel secolo asiatico, la salvezza dell’euro, asset necessario per la ricostruzione della civiltà del lavoro in Europa, è sulle spalle dei progressisti e, insieme, la salvezza dei progressisti è legata all’euro e al rilancio politico dell’Unione europea.

Dopo la Francia e l’Inghilterra anche la Germania và a Sinistra…

CRISI: FASSINA “RISULTATO NORDRENO RIACCENDE SPERANZE IN SVILUPPO”
“Dopo la svolta in Francia, oggi in uno dei piu’ importante lander tedeschi, la netta affermazione della Spd e un’altrettanto netta sconfitta della Cdu. L’avanzamento delle forse progressiste dell’Unione europea riaccende la speranza nello sviluppo e nel lavoro, e apre finalmente la possibilita’ di correggere la rotta dell’austerita’ autodistruttiva imposta dai conservatori all’Europa. Anche il governo italiano deve fare la sua parte per la necessaria e urgente correzione di rotta, per il bene dell’Italia e per il futuro dell’area Euro”. Lo afferma in una nota Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico.
(ITALPRESS, 13.05.2012).
SANDRO GOZI : si! pian piano l’Europa riprende colore….
ANNAPAOLA CONCIA : Hannelore Kraft SPD vince in Nord Reno Westfalia e potrebbe sfidare la Merkel. Testa e passione. “Cose buone dal mondo” ;-)

“Caro Walter, così ci arrendiamo al pensiero unico” di Stefano Fassina

 

Caro Walter, ti scrivo dopo aver letto la tua intervista oggi a Repubblica, senza alcuno spirito polemico, soltanto nel tentativo di evitare valutazioni politiche fact free.

 

Primo, “La patrimoniale” esiste soltanto nel linguaggio dei media. Al Lingotto non fu proposta una imposta patrimoniale ordinaria universale (su tutte le famiglie) ad aliquota minima e finalizzata a ridurre l’indebitamento netto, come le imposte patrimoniali introdotte dal Governo Monti (circa 12 miliardi di euro all’anno permanenti). Al Lingotto fu proposta, seppur in termini generici, un’imposta patrimoniale straordinaria, ad aliquota elevata, sul famoso 10% più ricco delle famiglie italiane, finalizzata ad abbattere il debito pubblico di decine di punti percentuali di Pil (secondo le voci dei proponenti, circa 300 miliardi di euro one-shot). La corrispondenza tra quanto approvato dal Parlamento a Dicembre scorso e quanto proposto al Lingotto è come tra il giorno e la notte. Perché il Lingotto viene, ancora una volta, presentato come precursore dell’intervento di Monti? L’attuale governo ha scartato l’ipotesi Lingotto e tante altre simili, non perché “troppo di sinistra”, come ripeti spesso, ma perché oggi tecnicamente non fattibile e comunque se fosse fattibile, sarebbe drammaticamente depressiva fino ad annullare gli sperati benefici sul livello del debito pubblico. Non a caso, non esistono esempi nella storia economica di simili interventi. Se proprio vogliamo giocare a riconoscere corrispondenze, dovremmo dire che “la patrimoniale di Monti” è in sintonia con l’emendamento del Pd presentato alla manovra di Ferragosto.

 

Secondo, le imposte patrimoniali ordinarie universali introdotte dal Governo Monti e da te particolarmente apprezzate consistono sostanzialmente di Ici (ora denominata Imu). Dei circa 12 miliardi di euro all’anno raccolti dalle imposte patrimoniali ordinarie approvate dal Parlamento in Dicembre, oltre 11 derivano dall’Ici, ossia imposte sulla casa, su tutte le case (anche se la detrazione prevista lascia fuori quelle di minor valore, molte meno però di quelle escluse dalla deduzione decisa dal governo prodi nel 2007). Il miliardo residuo è dovuto alle imposte sulle auto di lusso, imbarcazioni di lusso, aereomobili e depositi in conto titoli. Sicuro che un governo progressista non avrebbe potuto fare meglio?

 

In generale, caro Walter, per valutare il tasso di riformismo del Governo Monti, dovremmo ricordare che il Decreto “Salva Italia”, oltre al brutale ed iniquo intervento sulle pensioni di anzianità, in particolare delle donne, ha introdotto maggiori imposte per circa 40 miliardi all’anno. Oltre all’Ici, si tratta di imposte sui consumi (Iva e accise), Tarsu ed addizionali regionali all’IRPEF, le quali, come noto, sono proporzionali, non progressive, sulle relative basi imponibili, quindi colpiscono in misura più consistente i redditi più bassi e medi. A Varese, all’assemblea nazionale di ottobre 2010, all’unanimità abbiamo votato le proposte della segreteria del Pd che, in quanto progressive (e progressiste), vanno in direzione opposta.

 

A proposito, di riforma della politica, caro Walter, obiettivo che da sempre ti sta a cuore come a tanti di noi, la prima regola per un dirigente nazionale sarebbe quella di affermare la posizione del partito di cui è parte. La posizione del Pd sul mercato del lavoro e sull’art.18 è diversa dalla tua, ovviamente legittima, ma minoritaria nel partito e più vicina, invece, alla linea del “pensiero unico” e alle proposte del centrodestra (è una constatazione, un fatto, non un’inaccettabile accusa di intelligenza con il nemico). In un partito serio, in un passaggio di fase così delicato, prima di dire la propria posizione, si dovrebbe ricordare la posizione del partito, sopratutto quando essa è stata votata dagli organismi dirigenti e confermata più volte, da ultimo nel Forum Lavoro del 12 gennaio scorso.

 

Infine, permettimi di notare una singolare conseguenza della tua valutazione del Governo Monti. Senza nulla togliere alla funzione positiva finora svolta dal Governo Monti, gli esempi da te ricordati soltanto in Italia sono considerati “riformisti”. In qualunque altro Paese civile, la lotta all’evasione, la ricostruzione di un decente servizio pubblico radiotelevisivo, l’applicazione senza distorsioni dell’Imu sugli immobili ad uso commerciale delle chiese, sono denominatore comune dell’arco costituzionale. Se il programma del Governo Monti è l’orizzonte di una forza progressista come il Pd, allora delle due l’una: o il PdL, che insieme a noi sostiene il governo Monti, è diventato un partito progressista, oppure la tua valutazione è sbagliata. Se fosse giusta, dovremmo essere conseguenti. Alle prossime elezioni il Pd dovrebbe presentarsi insieme al PdL, oltre che al Terzo Polo: una sorta di partito unico del pensiero unico. La fine della politica, non solo della democrazia dell’alternanza.