Per il ministro del Welfare il 5 per mille non verrà stabilizzato.
Non si sono fatte attendere le reazioni.
Andrea Olivero, portavoce del Terzo Settore e presidente nazionale delle Acli ha sottolineato che «è vero che al 5 x mille non si deve contare per pagare le strutture, quanto per creare nuove modalità di servizi. Noi però non siamo abituati a lavorare per spot, ma per progettualità. E le organizzazioni serie sono in grado di convincere stabilmente i cittadini della bontà del loro lavoro sociale: sanno cioè su che risorse contare».
Se dalle parole di Olivero traspare perplessità, la doccia fredda provoca vera e propria rabbia a Fabrizio Giubbotti di Legambiente che attacca: «Dire che non va usato per i costi di organizzazione significa non conoscere il nostro mondo».
La cosa più evidente è che se prima c’era, a parole, grande sintonia tra il non profit e il ministro del Welfare, oggi, dopo le dichiarazioni sacconiane, alla prova dei fatti quel feeling è venuto meno. Un raffreddamento dei rapporti però che Olivero non attribuisce a Sacconi sottolineando che «finora i tagli sul sociale ci fanno capire che le posizioni del ministro del Welfare trovano grandi resistenze nel governo».
Che tagli? Secondo Leonardo Becchetti, economista all’Università di Tor Vergata, il taglio sui fondi per le politiche sociali si stima in «due miliardi in meno dal 2008 al 2011». L’ultimo gruzzoletto limato sono quei «400 milioni del fondo per non autosufficienti» che oggi è a zero.


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